Dedichiamo grande cura alla progettazione di prodotti sicuri per l’ambiente. E collaboriamo con i nostri fornitori per assicurarci che i processi di fabbricazione siano eco-responsabili ovunque i nostri prodotti vengono realizzati.
Shanghai, Cina
Sul tetto di uno stabilimento di Shanghai l’aria di scarico viene biofiltrata attraverso uno strato di corteccia. È l’ultima fase del sistema di gestione delle emissioni adottato dall’impianto.
Harrodsburg, Kentucky (USA)
Un supervisore di uno stabilimento di Harrodsburg, negli Stati Uniti, descrive il funzionamento del sistema di filtraggio dell’aria a un auditor inviato da Apple.
L’impegno eco-responsabile di Apple.
Ci impegniamo a ridurre al minimo l’impatto ambientale dei nostri processi produttivi e dei nostri prodotti, e richiediamo lo stesso impegno ai nostri fornitori: chi lavora con noi deve rispettare le leggi e le normative locali, e adottare processi produttivi eco-responsabili ovunque siano fabbricati prodotti Apple.
Noi abbiamo scelto di dare conto del nostro impatto ambientale complessivo, e siamo fra i pochi a farlo. Per gestire la nostra carbon footprint, cioè le emissioni di gas serra, misuriamo in modo approfondito l’impatto delle nostre attività e dello sviluppo dei nostri prodotti, pubblicando poi i risultati. Apple e l’ambiente: per saperne di più
Ci aspettiamo il massimo.
Non tolleriamo alcun tipo di violazione dal punto di vista ambientale. Chi lavora con noi deve rispettare gli standard previsti dal nostro Codice di condotta per i fornitori: sono fra gli standard più severi, nel nostro e in molti altri settori. Valutiamo la presenza di problemi di sicurezza ambientale esaminando molti livelli della nostra filiera, spesso confrontandoci con anomalie che si annidano in profondità nella nostra catena di produzione. Ma sappiamo bene che i potenziali pericoli sono diversi a seconda del fornitore. Per questo sottoponiamo i fornitori ad alto rischio a controlli (“audit”) ambientali mirati, e li affianchiamo per aiutarli a ridurre il loro impatto. Inoltre, per assicurarci che i nostri standard e il nostro approccio tengano conto di problematiche ambientali concrete, collaboriamo con organizzazioni indipendenti come il Natural Resources Defense Council (NRDC), l’Environmental Protection Agency (EPA) e l’Institute of Public and Environmental Affairs (IPE).
Cosa succede durante un audit mirato.
Svolgiamo audit mirati presso i fornitori i cui processi produttivi hanno un impatto potenzialmente maggiore sull’ambiente, e in quelli che in passato hanno violato le normative locali o i nostri standard. Durante gli audit lavoriamo accanto a consulenti esterni per esaminare le apparecchiature, la documentazione, i registri di manutenzione e i permessi, e verificare la conoscenza di processi e sistemi di controllo da parte dei dipendenti dell’impianto. E non ci limitiamo alla fabbrica: per esempio, a volte ispezioniamo anche le proprietà adiacenti.
Quando riscontriamo che un processo produttivo ha un forte impatto ambientale, esigiamo che venga interrotto fino a quando non verrà trovata una soluzione. Lo stabilimento ha 90 giorni per conformarsi ai nostri requisiti. Una volta risolto il problema, facciamo controlli presso il fornitore per verificare che tutto sia a posto. Inoltre chiediamo a esperti indipendenti, come l’IPE o le ONG locali, di confermare i nostri riscontri e il completamento delle azioni correttive. Aprire la nostra filiera produttiva alle organizzazioni esterne ci permette di essere più trasparenti e ci dà la certezza che l’impatto ambientale dei nostri fornitori venga valutato con cura.
Per agire in modo responsabile ci rifacciamo a diverse fonti esterne: per esempio il database delle mappe di inquinamento gestito dall’IPE, che elenca i fornitori segnalati per violazioni ambientali dagli enti regolatori cinesi. È uno strumento in più per valutare i rischi associati ai nostri fornitori e organizzare audit mirati: nel 2012 ne abbiamo condotti 55, il 293% in più rispetto al 2011. Su 55 impianti controllati, 26 erano nel database dell’IPE.
